PICOTENER – il Nebbiolo dimenticato

Raro. Complesso. Dimenticato.

Questi sono i tre aggettivi che accompagnano il Picotener.

Sottovarietà di Nebbiolo caratterizzato da resa inferiore rispetto alle altre varietà e vigore vegetativo più basso – quindi elevata complessità d’allevamento – ma più resistente alle basse temperature e maggiore intensità aromatica e di colore.

Queste caratteristiche hanno fatto sì che questo biotipo di Nebbiolo sia diventato quasi introvabile.

Come per tutte le cose rare e difficili si trova sempre qualche coraggioso (o cocciuto) che investe tempo, passione e denaro per dare luce a quello che è stato nel buio per troppo tempo: Enrico Serafino è il primo produttore a proporre il Picotener Langhe Nebbiolo doc riconsegnandogli una nuova prestigiosa opportunità.

Alcuni anni fa furono piantati due vigneti di Picotener che sono stati vinificati a livello sperimentale già nelle vendemmie 2015 e 2016: questo ha permesso di verificarne il valore qualitativo e definirne il processo tecnico di affinamento.

Picotener è un Nebbiolo diverso e autoctono del Canavese, quindi vera espressione del Piemonte.

Noi abbiamo assaggiato il frutto della vendemmia 2019. Prima di raccontarvi il vino, quante info sull’annata e sul processo produttivo:

“Il 2019 è iniziato in ritardo a causa di un inverno molto lungo. Aprile piovoso e maggio con temperature basse hanno garantito un andamento più tradizionale della stagione. Il caldo del mese di giugno e di inizio luglio, unito all’umidità nel suolo, hanno creato un forte sviluppo vegetativo. Agosto è trascorso con un clima mite e precipitazioni sporadiche. La vendemmia è iniziata senza anticipo con uve sane, livelli di acidità leggermente più alti rispetto alla media e, per le uve rosse, alti livelli di antociani e un eccellente profilo polifenolico.”

“I grappoli sono selezionati manualmente sul tavolo vibrante e raffreddati con neve carbonica che contribuisce a evitare l’ossidazione e riduce considerevolmente l’uso di solfiti. Dopo la diraspatura, gli acini sono selezionati a mano su un secondo tavolo vibrante. Una parte di questi procede verso la fermentazione ad acino intero mentre l’altra parte viene sottoposta alla pigiatura soffice. L’intero processo si svolge senza l’utilizzo di coclee al fine di trattare le uve nel modo più delicato possibile. La fermentazione ha luogo in vasche in acciaio inox a temperatura controllata. La macerazione di lunghezza media viene arricchita con la pratica del délestage e parzialmente con la tradizionale tecnica a cappello sommerso per 18 giorni. L’affinamento di 12 mesi avviene in botti di rovere di medie dimensioni (2500-4000 litri) e tini in legno (5500 litri).”

Si esprime in un rosso violaceo brillante e limpido.

Una palette al naso intrigante e ricca di profumi importanti: alle note fruttate di marasca e confettura di more si legano petali di fiori essiccati, tralci di vite, chiodi di garofano, cannella ed un’intensa fragranza terrosa.

Un sorso velato da un leggero tannino e da una fresca fibra vegetale. Genealogia nell’anatomia strutturale, riporta al gusto, in sostanza tattile, quanto espresso all’olfatto. Una vena minerale in un finale durevole.

LANGHE DOC. 100% Nebbiolo. 14,5% vol.

Una bottiglia capitata per caso e per fortuna: spero che la fortuna continui così.

Lo spero anche per voi.

Enrico Serafino

Mariacristina Castelletta – nuovo presidente del Consorzio Alta Langa | per un bicchiere

 

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