Rosé du Diable: un’altra faccia del Pinot Nero

Ecco il Rosé du Diable, #PinotNero valdostano in purezza prodotto dalla Cooperative Enfer Arvier. Il colore ricorda un cerasuolo con una leggera ombra color mattone (la foto purtroppo non rende giustizia).

Versato fresco ha importanti note di ciliegia, di piccoli frutti di bosco spontanei, con la nota piacevolmente asprigna. Con l’alzarsi della temperatura escono note di uva passa e noce pecan.

La bocca viene assalita dalla frutta rossa, succosa, spremuta: il tannino è morbido e la mineralità fresca e lunga. Una sfaccettatura del Pinot Nero che vi consigliamo di assaggiare. 👍🏻👍🏻

Di seguito alcune info sulla COOPERATIVA ENFER ARVIER.
Nel 1978 nasce ad Arvier la CoEnfer, una piccola cooperativa che gestisce l’intero processo vitivinicolo sino alla commercializzazione del vino. I soci sono circa un centinaio e conferiscono i terreni vitati che si trovano nei comuni di Arvier e Avise. Dal 1972 l’Enfer di Arvier ha ottenuto, tra i primi vini valdostani, la DOC (Denominazione di Origine Controllata). L’Enfer è un vino dalla grande storia, intenso, ben strutturato e dal sapore corposo. In un’antica cronaca, si narra che nel 1494 Giorgio di Challant accoglie il re di Francia Carlo VIII, di passaggio in Valle d’Aosta, con abbondanti libagioni accompagnate dal vino Enfer di Arvier, vero e proprio gioiello dell’enologia alpina.
La produzione annua dell’eccezionale prodotto di nicchia è di circa 35-40.000 bottiglie; vengono impiegate per l’85% uve del vitigno autoctono Petit Rouge.
Dal 2005, l’arrivo dei soci del comune di Avise ha permesso la realizzazione di nuovi vini, il Pinot Gris Soleil Couchant e l’autoctono Mayolet che, coltivato ai piedi di due splendidi manieri medievali, prende il nome di Vin des Seigneurs.
Dal 2012 è Presidente della CoEnfer Sara Patat, una giovane donna che, con coraggio e passione, ha scelto di convertire l’intera superficie vitata al metodo biologico, per garantire un vino che sia l’espressione delle caratteristiche climatiche e geologiche del territorio.
La Cooperativa ha intrapreso quindi la strada della sostenibilità ambientale da qualche anno, partendo dall’idea che il suolo sia un organismo vivente e ricettivo e che, per ottenere un vino che sia la vera espressione del terroir, sia necessario preservare l’armonia dell’ambiente naturale.

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